Il lavoro è l’espressione più significativa delle relazioni umane organizzate.

Il lavoro per recuperare le vite e garantire la loro piena/possibile sostenibilità futura, è sfida continua e idea tanto utopica quanto indispensabile, per un progresso vero della società.

L’economia in questa fase turbolenta, drammatica, ma anche avvincente, della storia nostra, deve favorire l’evoluzione e garantire la distribuzione delle opportunità positive, soprattutto verso i più svantaggiati.

 

Prendersi cura, per scelta professionale, delle persone in assoluto meno autonome, a volte per la stessa sopravvivenza – come in area critica, rappresenta un emblema e una vision ideale a cui l’intera società dovrebbe guardare per fare sempre le proprie scelte con l’ottica delle priorità vissute.

 

L’assistere come lavoro, deve pertanto essere caricato di una valenza del tutto nuova: non più un impiego/dispendio di risorse pubbliche, ma lungimiranza che genera economia perché ri-genera un vivere più avanzato e più pienamente umano. Questo, in una concezione dell’economia che non sia sistema per facili guadagni, ma che torni ad essere impegno razionale e solidale per il bene-vivere della collettività.

 

Come coniugare allora, economia, risorse, assistenza buona, qualità di vita cercata da tutti? Come reinterpreteremo l’equità anche nella salute, in un mondo che, di fronte alle violenze, non si rassegna più a soccombere? Come – a breve – faremo incidere il nostro pensiero di infermieri nella indispensabile rivisitazione del modello sociale? Come restituire dignità riconosciuta al lavoro del prendersi cura a fronte della martellante esaltazione soltanto del nuovo e dei risultati della cura?

Cercheremo e proporremo le nostre risposte.

 

A partire dal We care! gli infermieri Aniarti elaborano ed offrono nuovi orizzonti.  Arrivederci nel 2016!

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